Fino agli anni 50 – 60 si è sempre partorito in casa; intorno alla donna c’erano la famiglia allargata, le donne del vicinato e la levatrice. Chi aveva una gravidanza problematica poteva contare solo sull’esperienza empirica, l’intuito e i pochi mezzi a disposizione dell’ostetrica. Tutte partorivano in casa, era così, gli ospedali erano lontani, i mezzi per raggiungerli lenti, spesso inesistenti, l’assistenza medica stessa aveva i suoi limiti: la mortalità era alta, mentre oggi, dopo 40 anni di ospedalizzazione, si è ridotta allo 0,5 %. Sono stati compiuti molti passi avanti, però oggi è aumentato molto il rischio di complicazioni legate all’assistenza. Questo ci fa riflettere: forse con l’ospedalizzazione del parto si è tralasciato qualcosa… La madre e il bambino sono divenuti oggetto di un’assistenza spesso accanita e medicalizzata; la fretta è diventata la vera protagonista; la fatica e il dolore sono stati demonizzati e la loro funzione di guida misconosciuta; le risorse di ciascuna donna sono state messe in secondo piano…
E’ così che, a partire dagli anni 80, molte donne si sono chieste in che modo fosse possibile recuperare gli aspetti positivi dell’assistenza in casa di un tempo, associandola alle conoscenze e alla tecnologia di oggi. Molte ostetriche hanno risposto con una presenza più attenta e rispettosa negli ospedali, altre ostetriche si sono impegnate nel parto a domicilio garantendo un servizio organizzato, un’assistenza personalizzata che tiene conto dei bisogni individuali di ciascuna donna, collegato con gli ospedali di riferimento. Il fenomeno si è così diffuso in tutta Italia. Così come l’assistenza più umanizzata del parto in molti ospedali.
Le attività legate alla nascita sono:
- Consulenze e visite ostetriche
- L’assistenza al parto
- Corsi per il parto
- Corsi per il dopoparto
