I bambini di oggi saranno gli uomini di domani
La medicina e la psicologia hanno messo in evidenza che molti danni alla salute fisica o psichica, che si manifestano in età adulta o
giovanile, hanno origine dall’inadeguatezza delle cure prestate nei primi anni di vita.
Quando l’organismo è tenero, all’inizio della vita, è plasmabile. I primi anni di vita sono, nel bene o nel male, formativi.
Le vicende della gravidanza, del primo e secondo anno di vita, in particolare, sono variabili determinanti che incidono e formano il carattere dell’individuo.
Il carattere dura per tutta la vita. Una volta adulti è molto difficile cambiare, solo per mezzo della psicoterapia o della meditazione, con un impegno personale consistente, è possibile effettuare una parziale risistemazione dei tratti che danno maggior disagio.
La vera prevenzione ai problemi giovanili e adolescenziali si fa a partire dalla prima infanzia.
E’ una prevenzione educativa. La funzione dei genitori nella prevenzione è centrale.
Al giorno d’oggi i genitori non sono più sostenuti da un sapere che si trasmette con la tradizione. Molte donne diventano madri e uomini padri senza aver precedentemente preso in braccio un neonato. Sono completamente inesperti: manca la conoscenza del fare, dei gesti, dei ritmi di cura e di accudimento dei piccolissimi. Il “come essere” con un piccolissimo si sperimenta frequentemente per la prima volta con il primogenito.
Diventa così importante sostenere le nuove famiglie e i neo-genitori nell’esercitare coerentemente la bellissima e difficile funzione educativa. Non penso di essere un esperto che deve insegnare ai genitori a fare il loro mestiere. Non voglio dare consigli educativi. Mi interessa invece che ogni genitore sia messo nella condizione di apprezzare e vivere con piacere e responsabilità l’avventura, l’esperienza di crescere come genitore, come persona, così come sta crescendo il figlio.
La delicatezza dei momenti di passaggio
Ci sono momenti speciali in cui è saggio mettere un’attenzione supplementare per fare una buona prevenzione. Sono i momenti di passaggio. L’associazione La Cicogna, di cui faccio parte, ha elaborato nel corrente decennio molte azioni di sostegno alla genitorialità. In particolare segnalo i seguenti lavori che hanno avuto successo e considero efficaci: ·
Sul parto-nascita e post-parto.
· Sullo svezzamento. Lo svezzamento, oltre ad essere trattato nell’aspetto nutrizionale, è inteso in senso lato come il complesso passaggio dalle braccia della madre alla cerchia allargata della famiglia e del sociale (padre, fratelli, nonni, tate, nido, …).
Il parto è un momento delicato, è un passaggio necessario per la continuazione della vita, che implica un radicale cambiamento nel funzionamento dell’essere vivente: dal sistema Feto-utero, in cui lo scambio delle sostanze avviene con continuità per mezzo del funicolo ombelicale, si passa ad un funzionamento in ambiente extra-uterino, dove le sostanze necessarie alla vita sono acquisite attraverso la respirazione autonoma e la suzione dell’alimento liquido latte. E’ sempre la stessa persona a fornire il sostegno, la madre, utero prima e seno poi, ma esiste una enorme differenza di funzionamento tra la fase intrauterna e la fase oro-labiale.
Il parto è universalmente sentito come un passaggio forte.
Qualcosa di simile accade per lo svezzamento, passaggio dal latte offerto al seno e succhiato dal piccolo, all’alimentazione solida, in cui il bambino è più autonomo e attivo, masticando i solidi e uscendo dall’orbita simbiotica con la madre. Da un punto di vista insolito, ma non tanto stravagante, possiamo considerare il parto e lo svezzamento come passaggi, momenti di cambiamento in cui si interrompono abitudini già consolidate nei nove mesi prima della nascita per quanto è stato vissuto nel periodo intrauterino e nei primi mesi di vita per quanto riguarda il periodo dell’allattamento. Questi momenti di passaggio introducono ad un nuovo modo di funzionare ed implicano cambiamenti che richiedono uno sforzo di adattamento non solo del bambino, ma a tutta la famiglia.
Sono momenti delicati, di crisi, anche quando il cambiamento è atteso e desiderato e porta a una situazione più evoluta. L’associazione La cicogna ha sperimentato che in queste criticità le persone sono spesso disorientate, ansiose, insicure e cercano facilmente sostegno.
Sostenere le donne e gli uomini nella loro funzione genitoriale ha un ritorno positivo e immediato sul benessere dei bambini, non solo nell’ immediato, ma per tutta la vita futura. Un lavoro di sostegno psicologico o in gruppi di autoaiuto è efficace nel mettere freni alla reiterazione di errori educativi che i genitori di oggi sperimentarono sulla propria pelle nella loro infanzia. Attraverso la riflessione educativa si può trovare la chiarezza e la forza per interrompere la catena viziosa che si tramanda da una generazione all’altra, spesso inconsapevolmente. (Vedi a questo proposito l’esperienza delle costellazioni famigliari).
La società orale
I genitori e la famiglia hanno una loro responsabilità, tuttavia sarebbe limitante trascurare l’influenza determinate del sociale e dell’economia. I genitori sono condizionati dall’ambiente in cui vivono.
Per qualche minuto mettiamoci quindi in un punto di vista ampio, tentando di avere uno sguardo di insieme, esaminiamo il tutto con l’occhio del sociologo, del filosofo, dell’educatore o dello psicologo e… perché no… del pensiero new-age, che nella sua a-scientificità comunque sta a indicare una tendenza realmente presente.
La società del consumismo ha bisogno per svilupparsi di creare consumatori: la pubblicità, i mass-media diffondono l’idea che il bisogno deve essere soddisfatto, qualsiasi bisogno, che non si può attendere, che nella vita bisogna godersela. Di conseguenza anche dal punto di vista educativo i genitori tendono a privilegiare la gratificazione dei bisogni dei loro bambini piuttosto che sostenere il differimento della soddisfazione, l’impegno ritmato e sistematico ripetuto nel tempo, in vista del raggiungimento della meta.
Tutto subito, purchè non pianga, ed è molto difficile dare dei no.
Di fronte all’ansia, al sentimento di vuoto esistenziale, alla difficoltà e al disagio di vivere in una società consumistica, che da un lato alletta e dall’altro è distratta di fronte ai diritti fondamentali della persona, è spesso più facile fuggire e rifugiarsi nello shopping, distrarsi nel videogioco, divertirsi nel blog, rilassarsi nell’alcool, contenersi con gli psicofarmaci… piuttosto che disciplinarsi con limiti e organizzarsi punti di riferimento prendendo la responsabilità di coltivare la propria assertività, nella creatività, nel lavoro, nel sociale,…
Gli psicologi dicono che viviamo in una società orale. Manca la funzione del limite, della regola, della sistematicità.
Le patologie che aumentano di frequenza sono quelle borderline, strutture caratteriali leggere e fragili, con poca densità, fluttuanti. Persone poco fidabili ed esse stesse sofferenti.
Altre problematiche che si manifestano in età adulta, derivanti da un eccesso o da distorsione dell’ oralità, sono i disturbi delle condotte alimentari e le varie forme di dipendenza( dal gioco, dall’alcool, dalle sostanze,…).
La peste emozionale e la società liquida
Wilhelm Reich, grande psicoanalista e fondatore delle psicoterapie corporee, parlava di peste emozionale ad indicare le modalità di diffusione nel sociale e di trasmissione da una generazione all’altra di strutture caratteriali distorte che hanno consentito l’affermarsi del nazismo e più in generale di qualsiasi forma di totalitarimo.(W. Reich scrisse nel 1934 un’opera intitolata Psicologia di massa e fascismo in cui esaminava i totalitarismi neri e rossi). Gli individui affetti da peste emozionale descritti da Reich sono rigidi, nemici del naturale funzionamento vitale, sessuofobici, convinti che i movimenti spontanei siano malvagi, pericolosi e che pertanto debbano essere controllati e repressi.
Oggi lo scenario è diverso, oggi la peste emozionale, come descritta da Reich, ha subito mutazioni. Non abbiamo più prevalenza di strutture caratteriali rigide e pesanti. Abbiamo esplosioni per insostenibilità, esplosioni di sadismo e di criminalità. La scena oggi ha caratteristiche borderline: il tempo ha assunto connotazioni borderline, la violenza è borderline,la sessualità è borderline.
Il sociologo Zygmunt Bauman parla di società liquida.
Nella velocità quotidiana delle comunicazioni in tempo reale, dei trasporti ad alta velocità, il modo in cui ci muoviamo è uno scivolare lungo il tempo, come liquidi senza avere forma: non c’è il tempo per radicarsi, ci sono più istanti e meno radici. La forma è liquefatta dalla velocità.
C’è fame da insoddisfazione di relazioni di piacere.
Nel corpo vivente sociale c’è l’asservimento dei centri di potenza dell’Essere ai centri di potere dell’Avere.
La sessualità spesso è consumata e vissuta come un esercizio narcisistico piuttosto che in una relazione di amore, la sessualità è ingorgata, la pulsazione vitale è imprigionata, c’è stasi energetica e conseguentemente compressione ed ex-pulsione sadico-violenta.
Nella velocità si corre e tutto rimane in superficie. Le verdure maturate troppo in fretta o raccolte fuori tempo non hanno sapore, hanno tutte lo stesso in-sapore. Anche nelle relazioni umane accade questo: si perdono le differenze probabilmente perché aumentano le indifferenze. Manca il tempo di vedere l’altro, di cogliere il dettaglio, di respirare insieme con una persona, di sviluppare empatia nel silenzio. Nell’indifferenza emozionale le differenze tra le persone non sono colte e tutto si appiattisce nella ripetizione di apparentemente “sempre- nuovi” stereotipi.
Manca il tempo per nutrire e formare i sentimenti, per imparare l’esercizio e il linguaggio dei sentimenti.
Manca il tempo per percepire il proprio (bari)centro.
C’è poca tolleranza alle frustrazioni, aumenta la solitudine, la sessualità diventa bulimica-consumistica ed è dissociata dai sentimenti.
La paternità è in crisi.
Il superego, l’istanza psichica responsabile del senso del dovere, oggi è modificato: dalla famiglia si è spostato nel sociale. Il superego non è più modellato nelle relazioni con le persone, ma è veicolato dai modelli proposti dai mass-media, diventando mediatico si è fatto persecutorio ed escludente, non reciprocante.
La violenza nasce dal non rispetto del tempo.
C’è sforzo, spasmo, castrazione della pulsazione vitale, del naturale movimento e del ritmo vitale.
Il corpo vivente sociale viaggia verso una riduzione del calore affettivo e un aumento dell’allarme, ovvero va verso una depressione mascherata da accelerazione.
Bambini indaco e bambini cristallo
Anche dal contributo proveniente della cultura new-age sui bambini indaco e sui bambini cristallo si può trarre qualche considerazione: molti adulti, educatori e genitori, che si ispirano al new-age sostengono che in questi ultimi decenni compaiono con maggior frequenza particolari configurazioni caratteriali: si tratta dei bambini indaco e, successivamente in una seconda ondata, dei bambini cristallo: è importante accogliere con rispetto queste nuove anime, figli degli angeli, che si incarnano sulla terra con una funzione specifica.
I bambini indaco (così chiamati per la prima volta negli anni settanta dalla veggente e parapsicologa Nancy Ann Tappe per il colore della loro aura) vengono descritti come dotati di spiccate qualità caratteriali (in particolare di empatia, creatività, forza di volontà) oppure addirittura di poteri paranormali come telepatia, chiaroveggenza. Sono guerrieri spirituali, possiedono una forte volontà, un forte senso di autostima e rifiutano di essere dominati da sistemi autoritari, hanno il compito di far crollare i vecchi sistemi, perchè si possa creare qualcosa di nuovo.
I bambini cristallo hanno l’aura cristallina, sono molto sensibili all’ambiente, alle sensazioni, alle emozioni altrui, sono venuti per insegnarci la tolleranza e il rispetto degli altri.
Il pensiero new-age è a-scientifico, procede per categorie magiche, quello che afferma non è confutabile e neppure dimostrabile, ciò nonostante il pensiero new-age ha una sua dignità, un suo interesse, al paridi molte vie esoteriche e sapienziali, non interessa che le affermazioni siano dimostrabili, ma che siano soggettivamente esperimentabili.
In questo senso le affermazioni sui bambini indaco e cristallo possono essere lette come segnalazione di una necessità: il mondo ha bisogno di individui autocentrati, capaci di vedere ed agire nel sistema sociale con sensibilità, calore, umanità.
Forse si descrive lo stesso fenomeno con linguaggi diversi: sono gli angeli… o è la consapevolezza dei genitori a moltiplicare queste anime?
Primi rimedi per la nuova peste emozionale
Ecco un elenco, che condivido, portato da Genovino Ferri, psichiatra e psicoterapeuta, analista reichiano:
· Per curare la peste emozionale bisogna entrare in relazione e non entrare in reazione viscerale.
· La peste emozionale svanisce di fronte al senso naturale della vita (essere persona e non maschera).
· Creare pre-disposizioni per l’amore.
· Stare nella qualità più che nella quantità.
· Sviluppare la presenza. La capacità di stare in quello che si è, dell’esser-ci.
· Restituirsi il tempo limbico, dell’affettività: sentimenti, torace, respiro, raccontare, storia, corporeità.
· Restituirsi il tempo delle relazioni, darsi e dare confini e limiti. I limiti sono pietre sacre, i no sono rivitalizzanti.
· Restituire il senso intelligente delle cose a noi stessi.
· Riprendersi la responsabilità.
· Educare la rabbia alla sfida.
· Sfidare il giovane allo svezzarsi.
· Sfidare il giovane all’ad-gredior.
· L’incontro definisce se stesso e l’altro, per essere definienti bisogna esser-ci.
· Alfabetizzare le emozioni.
· Cogliere la domanda dell’altro.
· Uscire dalla gabbia orale del MIO ed entrare nel respiro toracico DI/ME.
· Sapere che dal come della voce e non dalle parole sono modificate le sinapsi cerebrali.
· Apprendere l’umiltà, cioè come ammorbidire il collo in un movimento che unisce la testa al cuore.
· Stare nell’intelligenza, essere intelligenza: la saggezza è la ricombinazione delle varie intelligenze filogenetiche, non solo quella cognitiva, ma anche l’intelligenza sensoriale, che è la capacità di leggere l’altro, l’intelligenza della persona, della società, del pianeta.
dott.ssa Silvana Bragante
silvana.bragante@gmail.com
